Questa pagina non vuole essere un corso di fotografia subacquea (non voglio essere così' presuntuoso). Voglio solo condividere le mie esperienze con tutti coloro che si avvicinano alla fotografia subacquea.

Per farla breve , ho strutturato la pagina dando per scontata la conoscenza di alcuni concetti di base di fotografia (diaframma ed apertura , profondità' di campo, numero guida dei flash , sensibilità' pellicola , tempo di esposizione, etc.). Nozioni , queste , che in ogni caso possono essere ricavate in una delle innumerevoli pubblicazioni esistenti sulla materia.

Ovviamente la speranza e' che queste pagine possano tornare utili a chi si trovi a navigare da queste parti . Se cio' e' avvenuto , fatemi sapere scrivendo all' indirizzo che trovate nella home page. Se il riscontro e' positivo , mi impegno ad un aggiornamento delle stesse . Se qualcuno, seguendo tali indicazioni, si fosse trovato a scattare foto che ritiene belle e le vuole condividerle , e' mia intenzione aggiungere a questo sito una pagina di foto fatte da amici. Se pensate , invece, di poter aggiungere qualche consiglio derivante dalla vostra esperienza ,saro' piu' che felice di integrarlo nella pagina.

La pagina e' divisa in 7 sessioni per ognuna delle quali cerchero' di dire la mia. Le sessioni sono:

1. COSA SERVE PER COMINCIARE

2. LE ATTREZZATURE

3. IL FLASH

4. LA PELLICOLA

5. LA MACRO FOTOGRAFIA

6. LA FOTOGRAFIA D' AMBIENTE

7. LA MANUTENZIONE

8. DIGITALE  (In costruzione )

TORNA ALL' HOME PAGE

 

1. COSA SERVE PER COMINCIARE.

Innanzitutto due cose :

1) Una buona acquaticita' ed esperienza subacquea .

2) Qualche nozione di base di fotografia.

Premesso che sia pazienza che passione sono state date per acquisite , riguardo al punto 1) , ritengo tale aspetto fondamentale. Se siete subacquei neo brevettati , aspettate un po' prima di portarvi dietro una macchina fotografica. Questa, infatti, richiede un ulteriore aggravio di cose a cui pensare in immersione (flash , esposizione, messa a fuoco, diaframma e così' via). Aspetti che si vanno ad aggiungere a quelli a voi noti di ogni subacqueo. Se non avete ancora una buona padronanza dei secondi non complicatevi la vita, prendetevela comoda e se proprio non vedete l' ora di portarvi dietro una macchina fotografica , considerate queste prime immersioni come un allenamento che vi consentira' risultati migliori dopo. Magari, anche senza macchina, cominciate ad allenarvi ad osservare (quanti sub lo fanno ?), cercando di guardare quel particolare o quello scorcio e di come vorreste un giorno vederlo fotografato. Osservate da vicino e registrate con la mente. Una volta in superficie , con l' ausilio di una buona rivista o pubblicazione , cercate di dare un nome a cio' che avete visto. Tutto questo , ve lo garantisco, vi aiutera' a riconoscere i vostri soggetti quando li cercherete per fotografarli. A tale proposito Vi consiglio di visitare www.mondomarino.it , un sito splendido dove sono catalogate migliaia di fotografie di flora e fauna subacquea suddivise per specie . Un ottimo motore di ricerca vi aiutera' a trovare cio' che cercate.

Il punto 2) e certamente meno importante . Sicuramente chi si avvicina alla fotografia subacquea e', in qualche modo, gia' stato spinto dal desiderio di registrare su pellicola in maniera soggettiva momenti di vita . Le nozioni che avete appreso per le vostre fotografie '' in aria'', con qualche variazione sono valide anche in acqua.

Torna alla inizio

 

2. LE ATTREZZATURE

E' inutile che ci giriamo intorno, il nemico principale di un fotografo subacqueo amatoriale e' il portafoglio. Non pretendete di fare foto subacquee con macchine custodite in confezioni di plastica trasparente piu' o meno garantite fino a 10 m. Oltre a proteggere l' attrezzature dagli schizzi d' acqua in barca, queste possono, al piu' ,servire per farci appassionare . Se state leggendo questa pagina , ritengo abbiate gia' superato questa fase e vogliate cominciare a fare qualcosa in piu'. Qui' cominciano i dolori: anche se cominciate con una Motormarine (peraltro eccellente macchina anfibia) , ben presto vorrete aggiungere il flash o il tubo di prolunga per macro o l' aggiuntivo grandangolare. Tutto cio' vi costera' di granlunga di piu' di una equivalente attrezzatura terrestre. Cominciamo, comunque con il descriverle queste attrezzature:   le macchine subacquee possono distinguersi in due categorie: A) Anfibie e B) Scafandrate.

A) LE MACCHINE ANFIBIE. Che io sappia , attualmente ne esistono solo due in commercio. La gia' citata Motormarine della Sea and Sea , importata in Italia dalla Fraco Sub e la NIKONOS V erede della storica Calypso brevettata dal comandante Cousteau. Personalmente ritengo la seconda un pizzico piu' vantaggiosa , se non altro per la possibilita' di utilizzare eccellenti ottiche NIKON disegnate appositamente come il 28 mm f 3.5 o lo stupefacente 15 mm f 2.8. Io ho utilizzato per quasi ventanni una NIKONOS III con 35 mm, 28 mm e 15 mm. Una macchina completamente manuale (il chip elettronico credo non fosse stato ancora inventato quando l' ho acquistata). Tutto doveva essere calcolato a mano , dalla esposizione alla messa a fuoco. Al piu' potevo aiutarmi con un esposimetro manuale tipo SEKONIC scafandrato. La NiKONOS III, o la precedente NIKONS II, sono macchine che hanno fatto la storia di questa attivita'. Se ne trovano ancora in commercio usate e revisionate. Se volete veramente imparare , ve ne consiglio l' acquisto. Non aspettatevi , anche dopo molta pratica, piu' di un 10-15% di buone foto ogni rullino. Vi garantisco, tuttavia, che una volta posseduta, non la venderete piu', anche se, e me lo auguro per voi , avrete la forza di continuare a spendere soldi su questa passione con la santa pazienza e rassegnazione di vostra Moglie (o Marito). Per coloro che intendono fare questo passo , nelle sessioni riguardanti la Macro e l' ambiente cercherò di darvi qualche consiglio sui diaframmi da utilizzare in condizioni collaudate. La Nikonos V e' una buona macchina anche se la sua elettronica e' sicuramente datata. E', comunque, come la Motormarine, un buon compromesso prezzo-prestazioni. Mi sento di sconsigliare vivamente la NIKONS IV (ammesso che se ne trovino ancora sul mercato dell' usato). Questa macchina vantava un invidiabile record di allagamenti. Avrete notato che in questa sessione non ho citato la NIKON RS, l'unica macchina reflex anfibia. Non l' ho fatto in quanto oltre a non conoscerla (ne ho solo letto molto), onestamente e' un oggetto che non comprendo. Costa molto di piu' di una scafandrata, e' grande e pesa una volta e mezza ed essendo stata sviluppata oltre 10 anni fa' , la sua elettronica e' anche un po' vecchiotta. A giudicare dalla sua bassa penetrazione di mercato , credo che a pensarla come me siano in parecchi.

Figura 1: La mitica Nikonos III

B) LE MACCHINE IN CUSTODIA. Se siete arrivati a questo punto siete piu' o meno matti come il sottoscritto. Almeno che non siate professionisti (e quindi giustifichiate tale oggetto come un investimento), o veri ricchi ( e quindi chi se ne frega !), passerete notti insonni prima di fare tale passo..... ma poi...., ahime'... alla fine ... ci cadrete anche voi. Di custodie ne esistono di due tipi : In plastica ed in diverse leghe di alluminio. Le prime sono piu' economiche ed in genere adattabili a piu' macchine fotografiche. Non ne ho mai usata una,ne sento parlare bene ma, non so' perche', l' attrazione va' sempre per le seconde; le custodie in lega di alluminio, molto piu' costose e quasi esclusivamente dedicate ad una sola macchina. Queste custodie accettano nel 90% dei casi macchine NIKON e nel rimanente 10% CANON. Non mi risulta siano presenti custodie di alluminio per , che so', CONTAX od OLYMPUS od altre REFLEX ( Chissà' perche'). A questo punto nasce il dilemma : nasce prima la macchina fotografica o la custodia ?. Acquistare cioè' la custodia per la amata NIKON 801 o comprare la custodia con una nuova macchina dentro ?. Se avete una macchina di valore quale una NIKON F5 od una macchina non piu' in produzione a cui pero' tenete molto (non a caso ho citato la 801) , il mio consiglio e' quello di acquistare una macchina della stessa marca , modello entry (esempio la F60 o F80  se avete NIKON), in modo tale da poter in ogni caso utilizzare le ottiche che, a mio avviso, sono la parte fondamentale della qualita' di una foto (a parita' di altre condizioni) , spendendo tra macchina e custodia non piu' di quanto avreste speso per scafandrare la F5 o la F90. Non avrete i 3 Fps (Fotogrammi per secondo) di scorrimento pellicola o il 1/4000 di tempo di esposizione ma , se siete solo amatori come me, vi assicuro che non vi servirebbero in ogni caso molto. L' ulteriore vantaggio e' che nella malaugurata ipotesi di un allag.....( certe parole non si dicono neanche), il rischio economico e' relativamente piu' basso. Il vantaggio di una macchina in custodia e' indubbio. Avrete a disposizione tutto cio' che e' stato inventato per l' aria: automatismi, autofocus, TTL, visione reflex , possibilita' di utilizzare ottiche zoom o gli ottimi obiettivi per macro fotografia di cui parlero' nella apposita sessione. Insomma un vero lusso.

Figura2: Custodia Subal per F100

Torna alla inizio

 

3. IL FLASH

Un altro oggetto indispensabile quando si fotografa sott' acqua e' il flash. Non vi tedierò' con leggi sull' assorbimento delle onde luminose di diversa lunghezza d'onda da parte dell' acqua. Credo che chiunque abbia messo in spalla un paio di bombole se ne sia accorto da solo. Oltre i 10-15 metri non esistono piu' colori reali. Il flash sott'acqua, quindi, non ha lo scopo che avrebbe in terra' di illuminare un soggetto al buio, ma anche quello piu' gravoso di ridare i colori reali. Anche di flash ne esistono stagni (adatti al solo uso subacqueo) o scafandrati. Questi ultimi sono delle custodie per flash terrestri di provata qualita'. Non esistono molte custodie e quasi tutte per la famiglia dei flash NIKON SBxx. Il loro prezzo non e' esagerato (sulle 600 MLIT). I NIKON SBxx, inoltre, sono eccellenti. I Flash stagni presenti sul mercato sono numerevoli e coprono un ampio spettro di necessita' ( e prezzi). In un flash si devono guardare fondamentalmente due grandezze :

1) Il numero guida (NG) in aria e cioè' il diaframma che dovremmo impostare ad un metro (in aria) per ottenere una buona illuminazione di un soggetto posto a quella distanza. In acqua tali grandezze non valgono piu' (una semplice regola empirica e' di dividerlo per 2) ma, in ogni caso, il Numero Guida rappresenta sempre un buon parametro di riferimento per indicare la potenza luminosa del flash. Esistono flash con NG da 17 (adatti per lo piu' per macro o come servoflash) fino a 30 ed oltre (se ne vedono con NG = 50).

2) La seconda grandezza e' l' angolo di copertura e cioè' l' angolo (espresso in gradi ) del cono emesso dalla luce del Vostro flash. Se pensate ad un utilizzo solo per macro vi saranno sufficienti non piu' di 70° gradi . Se tuttavia , pensate ad un utilizzo del flash anche con obiettivi grandangolari , un angolo di copertura superiore a 95° gradi sara' mondatorio. Inutile dire che il prezzo sale piu' che proporzionalmente.

Un' altra grandezza da considerare anche se in forma minore e' la temperatura colore (non cito il concetto fisico dietro a questa grandezza per evitare un vostro ritorno alla home page troppo prematuro) . La temperatura colore e' espressa in Gradi Kelvin o K°. Vi bastera' sapere che il vostro flash e' bene che abbia una temperatura colore prossima a quella della luce solare in condizioni di normale soleggiamento (circa 5400 K°).

Quasi tutti i flash subacquei sono ormai TTL e cioè' in grado di ''dialogare'' con una macchina fotografica elettronica ed emettere luce in funzione delle informazioni che la macchina fornisce in funzione dell' esposizione , tempo e sensibilità' pellicola. Ovviamente potrete apprezzare queste caratteristiche solo se il vostro flash TTL e' collegato ad un' anfibia di ultima generazione o in congiunzione con una macchina scafandrata elettronica.

Figura 3: L' Ikelite SS200 . Flash di ultima generazione

Torna alla inizio

 

4. LA PELLICOLA

Ci siamo : Anfibia od in custodia e' arrivato il momento del primo bagno. Vi avvicinerete a questo momento con sentimento misto di desiderio e paura . Desiderio di avere anche voi la possibilita' di cominciare , il prossimo inverno, ad ammorbare mogli, mariti, fidanzati ed amici con le foto del nudibranco colorato (se poi la citerete come discodoris atromaculata farete un figurone! ) o del relitto o quant' altro avrete congelato su pellicola. La paura nasce dal fatto che ,.... tutti quei soldi messi a bagno .....Il dubbio che siate un po' matti vi assale ma dura solo un momento. Prima di entrare in acqua c'e' stato tuttavia un' altro passo da superare. Che pellicola uso ?. le regole che avete appreso in superficie sono ancora valide. Se fate macro o foto d' ambiente ma usate sempre un flash , il mio consiglio e' per pellicole a bassa sensibilità' (100 ASA al massimo) : I colori sono molto piu' caldi . Personalmente uso quasi esclusivamente la KODAK EKTACHROME EPR 64 professional o la FUJI VELVIA 50 ASA. Costano un po' piu' della media ma, in fondo, dopo quello che avete speso per la macchina, volete risparmiare sulla pellicola ?

Ormai la testa e completamente sommersa e con essa la nostra macchina . Andiamo giu' osservando la macchina . Tutto sembra a posto. Ci fermiamo sui 10-15 metri e cominciamo a studiare qualche inquadratura. A questo punto qualche consiglio. Se la vostra macchina e' automatica , provate con vari automatismi (Programma , priorita' di diaframmi , di tempi) ed anche manualmente effettuando del braketing e cioè' eseguendo la stessa foto con uno stop in sovra e sottoesposizione . Ovviamante cercate di prenderne nota e ripetete la cosa per inquadrature diverse. Il primo rullo andrà' via così' . Se proprio site pignoli sprecatene anche due di rulli in due immersioni diverse: uno per ambiente ed uno per macro.

Se la macchina e' manuale (la NIKONOS II o III per esempio) o elettronica usata in manuale accoppiata ad un flash non TTL , cominciate ad affinare l' occhio. A questo punto provare e' la regola non l' eccezione. A tale proposito vi do' qualche consiglio. Se state fotografando in macro con una pellicola media (ad esempio 64 ASA) e con un flash di media potenza (numero guida in aria attorno a 24) provate con f 16 su soggetti scuri ed f 22 su soggetti chiari. Effettuate delle prove attorno a questi valori . Se state fotografando in ambiente con la stessa pellicola e flash potete utilizzare come base di riferimento la tabella sotto (tratta da esperienza personale).

Distanza in metri dal soggetto Diaframma
0.8 f 11
1.0 f 8
1.2-1.4 f 5.6

Torna alla inizio

 

5. LA MACRO FOTOGRAFIA

Fino ad ora abbiamo parlato di tecnologia. Ma tutto cio' a nulla vi servirà' se ne fate un utilizzo errato. In questa e nella prossima sessione cerchero' di dare qualche consiglio tecnico su cosa fare e non fare per evitare errori di base. Queste note derivano dalla personale esperienza e soprattutto dalle decine di diapositive gettate nel cestino . Ovviamente non esiste un decalogo sulla fotografia ''perfetta''. Alla fine la vostra fantasia ed occhio saranno il vero artefice della riuscita di un' immagine. Queste considerazioni sono un elemento di partenza , il resto dipenderà' da voi.

Ho cominciato con la macro fotografia in quanto questa e' senza dubbio quella che consente a chi comincia di ottenere subito risultati piu' che soddisfacenti. Che utilizziate macchine completamente manuali con flash NO TTL e tubi di prolunga o macchine elettroniche con flash TTL e obiettivi macro, una buona manualità' e familiarità' con la vostra attrezzatura vi sara' sufficiente per ottenere risultati apprezzabili.

Per effettuare macro fotografie avete 3 possibilita' . 1) Utilizzare tubi di prolunga , 2) utilizzare lenti addizionali, 3) utilizzare obiettivi macro o micro terrestri in macchine scafandrate. Le opzioni 1 e 2 sono in genere presenti su macchine anfibie. Sia i tubi che le lenti garantiscono una perfetta messa a fuoco in quanto, di solito, il piano di messa a fuoco e' meccanicamente identificato da un' asta collegata alla obiettivo con una finestra alla fine. Il soggetto deve essere incastonato nella finestra per risultare perfettamente a fuoco.Questo loro vantaggio rappresenta allo stesso tempo anche il principale svantaggio. Se l' oggetto che state fotografando, infatti, e' statico , non ci sono problemi ; se, altresi', questo e' un pesce od altro soggetto ''sensibile'' alla vostra presenza , Sara' piuttosto difficile che questo si faccia appoggiare un' asta sul muso per farsi mettere a fuoco. Ho detto difficile ma non impossibile. Dovrete avere molta pazienza e spendere un po' di tempo di fronte al soggetto affinche' questo si abitui alla vostra presenza e quella della vostra attrezzatura. Nella pagina relativa al mediterraneo , ad esempio , troverete delle foto di faccioni di scorfano di fronte o profilo. Ebbene si' , ho ottenuto queste foto con dei tubi di prolunga avvicinandomi con l' asta al muso del soggetto fino a qualche millimetro da questo ma senza toccarlo. Toccarlo sarebbe significato vedere lo scorfano fuggire in tana, mentre tenersi piu' lontano mi avrebbe dato delle foto sfocate. Mi sono quindi avvicinato fino a qualche millimetro in modo da sfruttare la seppur lieve ma presente profondità' di campo consentita dai tubi ed ottenere delle foto a fuoco. L' opzione 3) e' quella che da sola , a mio avviso, giustifica l' acquisto di una macchina scafandrata. Gli obiettivi macro sono eccezionali. Vi consentono rapporti di ingrandimento 1-1 rimanendo distanti dal soggetto anche di qualche decina di centimetri. Ne esistono in commercio di diverse focali per i vari apparecchi scafandrati. personalmente utilizzo un NIKON 105 micro f 2.8. Superbo !!

Quando fate macro fotografie un elemento che spesso viene sottovalutato ma di cui dovreste tener conto e' lo sfondo. Se , infatti il soggetto non occupa tutta l' immagine e per di piu' si trova su un piano diverso dall' ambiente circostante , lo sfondo, se opportunamente utilizzato, puo' consentirvi di far risaltare il soggetto o , al contrario , vi puo' rovinare la foto. Il mio consiglio e cercare di isolare il piu' possibile il soggetto dallo sfondo almeno che questo non sia in piano con il soggetto. Un piccolo blennide che esce dalla tana sara' difficilmente isolabile dall' ambiente ed allora tanto vale che questo sia sufficientemente illuminato ed il piu' possibile a fuoco con il soggetto. Cercate allora di allontanare (non strappare !!!) eventuali ciuffi di posidonia o gorgonia che si protraggono verso di voi . Questi ,essendo su un altro piano di messa a fuoco, verrebbero inevitabilmente sfocati , per non dire sparati dal vostro flash. Se il soggetto e' in qualche modo ''gestibile'' (che so' una flabellina ) o voi potete girare intorno a lui (esempio: uno scorfano su una piccola roccia a cuspide o un cavalluccio marino in acqua libera ) , il mio consiglio e' di isolare il piu' possibile il soggetto dallo sfondo, aumentandone la distanza ed utilizzare un diaframma molto chiuso (lavorando quindi in manuale ) per ottenere uno sfondo scuro, meglio se nero. Il vostro soggetto apparirà' unico e ben dettagliato con tutti i suoi colori risaltati dall' oscurità' del contorno.

Torna alla inizio

 

6. LA FOTOGRAFIA D'AMBIENTE

La foto d' ambiente e' un esperimento continuo. A parte qualche consiglio basilare non esiste una lista definita di cose che , se eseguite, vi garantiscono un perfetto risultato. Quello che sicuramente occorre per ottenere foto d' ambiente apprezzabili e' la buona conoscenza della vostra attrezzatura ed il suo comportamento nelle varie condizioni ambientali che si possono presentare . Le variabili che compongono una bella foto d' ambiente sono innumerevoli e giocano ruoli diversi a seconda delle condizioni.

Il primo elemento e' sicuramente il soggetto e questo dipende da voi. In ambiente dovrete necessariamente utilizzare obiettivi grandangolari (una focale di 28 mm e' il minimo indispensabile). Il soggetto che volete far risaltare nella vostra foto e' bene che si trovi su un piano piu' vicino alla obiettivo ed e' su questo che dovrete concentrare l' attenzione nella messa a fuoco ed illuminazione. Attenzione, tuttavia , a non trascurare lo sfondo. Con la coda dell' occhio osservate lo sfondo , meglio se questo e' in grado di dare risalto al soggetto . Un consiglio a tale proposito: non effettuate foto dall' alto in basso ottenendo come sfondo il fondale buio. Il meglio che potrete avere da foto di questo tipo e' una visione ''aerea'' che difficilmente vi consentira' di isolare un soggetto dallo sfondo. Il mare sott' acqua , a mio avviso, deve essere fotografato dal basso verso l' alto cercando di ottenere sempre un ausilio dalla luce ambiente per dare profondità' alle vostre foto. Fare cio' significa in genere avvicinarsi sul fondo e guardare verso l' alto o immergersi costantemente a profondità' di qualche metro inferiore ai vostri soggetti. Attenzione quindi alle tabelle e, soprattutto, a non appoggiassi rovinosamente al fondale soprattutto se sono presenti coralli od altri elementi parimenti sensibili.

Compreso che la luce naturale deve essere il piu' possibile presente in foto d' ambiente, un secondo elemento da considerare e' il giusto dosaggio tra questa e la luce artificiale. Se utilizzate macchine elettroniche , l' operazione risulterà piu' facile (attenzione tuttavia alle rigidità' degli automatismi delle macchine programmate). Se lavorate in manuale prendete l' esposizione sulla luce ambiente ed utilizzate il flash in modo tale che la distanza da questo ed il vostro soggetto sia tale da necessitare della stessa apertura di diaframma. Lavorando tra f 5.6 ed f 8 a distanze dal soggetto di circa un metro ,in acquee sufficientemente limpide e con flash di media potenza dovreste poter ottenere delle buone condizioni di partenza sui cui effettuare piu' scatti ad apertura di +/- uno stop di diaframma. Quando fotografate in questo modo cercate di comprendere anche l' importanza che ha avuto sul risultato finale il colore del soggetto illuminato. Vi renderete conto che , soprattutto lavorando in manuale , questo ha un comportamento influente sulle aperture di diaframma che dovrete utilizzare.

L' utilizzo corretto del flash e' un terzo elemento. Se avete un solo flash , meglio utilizzarlo a mano libera cercando di portarlo sempre 10 - 20 centimetri piu' avanzato rispetto al piano dell' obiettivo e rivolto verso il soggetto lateralmente cercando di formare un angolo sufficientemente ampio tra soggetto / Flash / obiettivo. Se avete braccia lunghe attenzione a non esagerare, rischierete , soprattutto con grandangolari spinti, di fotografarvi il flash (potrei riempire intere pagine web di foto con flash in primo piano !). Il vantaggio di un utilizzo del flash in questo modo e' quello di ridurre gli effetti sgradevoli dei riflessi dovuti alla sospensione e di avvicinare la fonte luminosa al soggetto da fotografare. Se siete fortunati ed avete due flashes, non essendo degli octopus ,vi dovrete giostrare con dei bracci snodati.

Un consiglio finale per chi come me si immerge soprattutto utilizzando diving organizzati in giro per il mondo. Quando ci si immerge in gruppo , al vantaggio ''sociale'' , si abbina in genere per il fotografo, uno svantaggio strutturale. Il piu' delle volte sarete l' unico del gruppo con una macchina fotografica ed ahime', sarete voi a dover gestire il gruppo piuttosto che questo si assecondi alle vostre esigenze. Uno dei difetti fondamentali dei diving e' quello di fare immersioni a velocità' stratosferiche . Si pinneggia di continuo al fine di effettuare il percorso a tutti i costi. Ritengo tale pratica estremamente controproducente non solo per chi fotografa ma anche per un normale diver che alla fine dell' immersione avrà' fissato ben poco di cio' che ha osservato. Comunque in questi casi, per evitare di non scattare alcuna foto o scattare foto non ''studiate'', avvertite la guida della vostra intenzione di fare un immersione piu' tranquilla magari sotto l' ancora o seguendo percorsi che senza nulla togliere alla sicurezza (il gruppo sempre in vista) vi possa consentire quella tranquillità' di cui avete bisogno. Se poi riuscite a convincere qualcuno del gruppo a seguirvi , meglio per tutti, avrete anche un modello dedicato. Un ulteriore vantaggio derivante dal trovarsi sempre un po' piu' isolati dal gruppo e' quello di evitare le sospensioni di chi vi ha preceduto o di trovare nelle vostre foto soggetti indesiderati come le pinne o il braccio di chi vi precede (con tutte le pinne che ho fotografato potrei pubblicare un catalogo multimarca). Ovviamente non fate quanto descritto senza il consenso della guida e soprattutto se il vostro compagno occasionale non e' d'accordo. Se in immersione vi rendete conto che la vostra passione per la fotografia puo' rappresentare un ostacolo al buon andamento dell' immersione per l' intero gruppo, spegnete la macchina , agganciatela al GAV e fatevi una bella passeggiata.

Torna alla inizio

 

7. LA MANUTENZIONE

Queste ultime righe le voglio dedicare ad alcune considerazioni relative alla manutenzione dell' attrezzatura fotografica.

La manutenzione , come per l' auto o la casa, puo' distinguersi in ordinaria e straordinaria. La manutenzione ordinaria e' piuttosto semplice ma, se non eseguita seguendo semplice regole , puo' portare ad effetti alquanto sgradevoli. Possiamo distinguere in cosa fare prima e dopo l' immersione. Prima dell' immersione e' standard ingrassare con grasso al silicone tutte le guarnizioni accessibili. Attenzione , ho detto tutte, anche quelle piccoline della connessione del flash . le statistiche dimostrano che sono un elemento non meno rischioso delle guarnizioni di dimensioni maggiori dell' obiettivo o del corpo macchina. Nell' ingrassare le guarnizioni non utilizzate mezzo tubetto a volta , e' un controsenso e per di piu' un accumulo di grasso puo' formare delle protuberanze rischiosissime. Spargete un po' di grasso (il tubetto che mi fu' dato con La NIKONOS III mi e' durato dieci anni) su pollice ed indice della mano destra e fate scorrere la guarnizione tra le due dita con l' altra mano . In questo modo , mentre ingrassate , potrete rendervi conto al tatto se vi sono parti estranee sulla superficie della guarnizione come residui salini o granelli di sabbia o qualche indesiderato pelino dell' accappatoio. Una volta ingrassata lasciate asciugare la guarnizione qualche minuto prima di rimetterla in sede. Questa (la sede della guarnizione) nel frattempo la pulirete con uno spazzolino da denti a seta morbida o anche con un cotton fioc (quello per le orecchie) , stando bene attenti a non lasciare pelini di ovatta.

Dopo l' immersione, laviamo il tutto in acqua dolce , meglio se a bagno per circa 10-15 minuti (non ore!). Mi sento di sconsigliare, quando possibile, l' uso di getti violenti d' acqua (ad esempio con pompe) o peggio l' utilizzo di aria compressa ottenuta mediante adattatori che si collegano alla uscita a bassa pressione del nostro erogatore. Questi ultimi sono veramente una disgrazia. Avete mai provato ad aprire la rubinetteria delle bombole, anche di poco? Noterete il formarsi , per un effetto fisico ben conosciuto, di condensa attorno alla rubinetteria. Bene , quando spruzzate aria compressa sulla vostra attrezzatura fotografica l' effetto e' esattamente lo stesso. L' umidità dell' area si condensa sia all' esterno che all' interno . OK , si tratta di acqua dolce, ma potete star sicuri che non gli fa' bene, soprattutto se la vostra attrezzatura fotografica e' dotata di componenti elettronici.

Per il flash valgono le stesse considerazioni con una aggiunta. Se il vostro flash e' dotato di un pacco accumulatori incluso, a fine stagione , lasciate il flash acceso per una giornata al fine di scaricare completamente gli accumulatori e ricaricatelo completamente prima di riporlo. Durante la stagione ferma , ripetete l' operazione ogni due mesi circa. Riuscirete in questo modo ad allungare la vita degli accumulatori salvandoli da fenomeni di esaurimento (solfatazione per i tecnici) precoce. Accumulatori ben conservati possono durare molti anni prima di dover essere sostituiti (costano un botto !)

La manutenzione straordinaria e' quella che si effettua presso laboratori specializzati ed ha l' obiettivo di garantire la buona tenuta di tutte quelle guarnizioni non accessibili che sono presenti sia su macchine anfibie che su custodie. Quando vi immergete , infatti, l' acqua salata penetra fino ai margini di tenuta di queste guarnizioni con una pressione molto superiore a quella ambiente. Anche se provvedete a lavare accuratamente in acqua dolce la vostra attrezzatura dopo ogni immersione, tale operazione avviene , per ovvi motivi, in pressione ambiente. Difficilmente l' acqua dolce riuscirà a raggiungere tutti i microscopici interstizi a cui, invece , ha avuto accesso l' acqua salata in pressione. Il risultato e' che esistono dei punti in cui l' acqua salata non viene eliminata. Questa asciugandosi nel tempo puo' dar luogo alla formazione di cristalli di sale che possono costituire un elemento sia di corrosione che di ostacolo meccanico al buon funzionamento delle guarnizioni.. In genere chi vende attrezzatura fotosub e' dotato anche di laboratori di riparazione e collaudo. Nella sessione dei links , potrete trovare qualche indirizzo.

8. DIGITALE

Luciano Fiorentini 2003

Chi sono  | Consigli | Gallery | Links | Disclaimer | Home | English